Travel is a state of mind.

“Experience does for the soul what education does for the mind”.

(ENG + ITA) Travel. I crave it, breathe it, dream of it. It gets stuck in my head. Probably because I have only seen a tiny percentage of the world until now, probably because I have to impatiently wait for those few days of holiday I get to do each year… but the more I grow up the more I need it. It is becoming a physical and mental necessity, an obsession. A wonderful one.

I started to realize that I am addicted. I want it too much and too often I forget to capture the wonderful fleetingness of it. To the point where I start thinking about the next one before the current one is not even finished yet. To the point where maybe that handful of days off are not enough to quench my thirst of discovery. To the point where I see friends and acquaintances settling down with mortgage-house-kids-permanent employment contract and I am not even closer to it because, being almost 33 years old, I still refuse to grow up, I want to do plenty of things “before it’s too late”. I think of new intricate ways of coloring up my life while waiting for the moment when I can finally pack my bag again. That brain that never stops working because in that messy ball of thoughts there is always the lust for life and freedom,the wish to stop being part of the alienated insane army of the Monday mornings. The selfishness of someone who left her hometown to find a new place to call home and would do it over and over again, leaving people memories and places behind, in the desperate attempt to find happiness inside and outside of herself. And maybe realizing that I found that happiness indeed, but feeling almost like I haven’t quite grabbed it yet. And him, the irreplaceable life partner always by my side, ready to follow me in every absurd project I have, solid or figurative as it might be.  The restlessness of not being able to wait anymore. The awareness of being able to leave with someone as a travel companion or even by myself, because every time there’s a different vibe to it and never quite looks the same, even though it’s about places I have already been to or scenarios I have already experienced. The exciting moment when, after what seems like eternal minutes scrolling through websites and different combinations of dates and times, finally I get to guarantee myself a spot in the next adventure. Carefully picking out the few things to bring along with me, because at the end of the day when I travel there’s not really much that I need, just about the essentials. Who cares about the purse that has to match the shoes or about the “holy crap, I can’t close my luggage… again!”, because a backpack can perfectly fit everything my world is made of, everything I need. Traveling light, because why not? Having a light bag means being lighthearted.  The certainty of really feeling myself “light”, or maybe just feeling like my true self, as never before, as sometimes it does not quite happen in my everyday life. Feeling my head that unloads itself of the negative and catches and holds all the positive it can get, that wonderful energy that gives me my identity back, the one that I probably forgot in a drawer a while ago. Collecting memories as if they are brooches that I can pin on my jacket. The urgency of capturing moments, snaps. The fear of feeling that those moments are slipping out of my hands and not being able to catch them or find them again. Faces, voices, places, sunsets, colors, smells, tastes and most importantly feelings. Looking at endless landscapes from the window of public transportations, and breathing deeply trying to hold them in as much as I can. The skies and its countless color palettes, that seem to have a unique, one-time beauty in each one of the places I visit. Friends here and there, that I get the chance to see again even if only briefly to remember the memories we have together and create new ones. A tangle of feelings that bring a story to life. The wonderful, thrilling moment when I finally can lock the house door behind me and the nostalgic, melancholic moment when I have to go back to reality and my everyday life. But knowing, yet, that lots of blank pages are still waiting to be written.

This is what travel means to me.

(Soundtrack to this post: “Hand in my pocket” by Alanis Morrissette)

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“L’esperienza fa per l’anima ciò che l’educazione fa per la mente”.

Viaggiare. Lo desidero ardentemente, lo respiro, lo sogno, ne parlo spesso. Il pensiero mi si ficca in testa e non se ne va più. Forse perché finora ho visto solo una minuscola percentuale del mondo, forse perché devo sempre impazientemente aspettare quei pochi giorni di ferie consentite all’anno…. ma più il tempo passa e più ne ho bisogno. Sta diventando una necessità fisica e mentale, un’ossessione. Una splendida ossessione. 

Credo di esserne del tutto dipendente. Credo di desiderarlo fin troppo e di dimenticare spesso di trattenerne la fugace bellezza e di godere del momento. Al punto di desiderare il prossimo ancora prima che quello in corso sia finito. Al punto di rendermi conto che forse quella manciata di giorni di ferie all’anno non sono abbastanza per placare la mia sete di scoperta. Al punto di vedere amici e coetanei che “si sistemano” con mutuo-casa-figli-contratti a tempo indeterminato ed io non ci sono neanche lontanamente vicina perché ancora, a quasi 33 anni, sono quella che non vuole crescere, quella che vuole fare tante cose “prima che sia troppo tardi”. Penso a nuovi intricati modi di colorare la mia vita in attesa del momento in cui potrò di nuovo fare i bagagli. Quel cervello che non si ferma mai perché in quell’incasinato gomitolo di pensieri c’è sempre e solo il desiderio di libertà, la voglia di smettere di far parte dell’esercito di alienati del lunedì mattina. L’egoismo di chi ha abbandonato il proprio paese per trovarsi una nuova casa e di chi lo farebbe ancora ed ancora, lasciandosi dietro persone luoghi e ricordi, nel disperato tentativo di trovare la felicità fuori e dentro di sé. E forse averla trovata quella felicità, ma sempre con la sensazione di non averla ancora afferrata del tutto. E lui, l’insostituibile compagno di vita, sempre al mio fianco e pronto ad assistermi in ogni mia assurda idea di fuga vera o presunta, concreta o figurata. L’inquietudine di chi non sa più aspettare. La consapevolezza di poter partire accompagnata ma anche sola, perché ogni volta c’è un sapore diverso che non è mai uguale ad un altro, anche se si tratta di luoghi già visti e vissuti. L’elettrizzante momento in cui, dopo quelli che sembrano interminabili minuti a scorrere siti e combinazioni di date ed orari, finalmente mi assicuro un posto nella prossima avventura. Scegliere con cura le poche cose da portare con me, perché in fondo quando si viaggia non serve che l’essenziale. Chi se ne frega della borsa da abbinare alle scarpe e dei “oddio non mi si chiude la valigia neanche stavolta”, perché uno zaino riesce a contenere tutto il mio mondo, tutto quello di cui ho bisogno. Viaggiare leggero, perché si. Leggera di bagaglio, leggera di cuore. La certezza di sentirmici davvero leggera, o solo semplicemente di sentirmi davvero me stessa, come non mai, come a volte nella quotidianità non succede. Sentire la testa che si svuota del negativo e che si riempie del positivo, di quell’ energia che mi restituisce l’identità che forse ho dimenticato in qualche cassetto. Collezionare ricordi come se fossero spillette da appuntare sulla giacca. L’urgenza di catturare momenti, istantanee. La paura di sentirseli scivolare di dosso quei momenti, e di non essere in grado di ritrovarli, un giorno. Visi, voci, luoghi, tramonti, colori, profumi, sapori e soprattutto sensazioni. Vedere scorrere i paesaggi dal finestrino dei mezzi pubblici e respirare profondamente per trattenerne quanto più possibile. Il cielo ed i suoi mille colori, che in ogni luogo hanno una bellezza particolare, unica ed irripetibile. Amici sparsi un po’ ovunque, da rivedere anche seppur brevemente per rievocare bei ricordi e crearne di nuovi. Un groviglio di emozioni che danno vita ad una storia. Lo splendido momento in cui mi chiudo la porta di casa alle spalle ed il momento intriso di nostalgica malinconia in cui ritorno alla realtà e alla vita di ogni giorno. Eppure sapere che ci sono ancora tante pagine bianche che aspettano solo di essere scritte. 

Questo, per me, significa viaggiare. 

(Colonna sonora di questo post: “Hand in my pocket”, Alanis Morrissette)

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3 Comments

  1. March 1, 2018 / 17:49

    Un viaggio è uno dei più grandi doni che ci si possa fare

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