How can we change the future of fashion? A complete guide for Fashion Revolutionaries

(ENG/ITA) Fashion Revolution Week 2020 might be over but the Fashion Revolution movement won’t stop. It is now time to take a step forward and try to put as much effort as possible into implementing long term changes.
I personally feel very refreshed and invigorated by all the passion and energy I’ve seen around Fashion Revolution Week on social media this past week. It really gives me hope for a better, more transparent and more ethically-sustainably oriented fashion industry. Seeing so many people getting involved makes me even more willing to learn from, share and connect with, inspire and by inspired by all the slow fashion advocates out there. I strongly believe there is room for big improvement and for big change going forward. Especially considering that now we are dealing with a pandemic, which has deeply changed and will keep changing things a lot, we need to act smart. There is no going back to normal because there was no normal: from climate crisis to mass consumerism, to plastic pollution, to food waste, to the throwaway culture we’ve become slaves for, to massive marginalization of certain categories of people, to fashion being one of the most polluting industries in the world. Nothing of the pre Covid-19 was normal in my opinion. And also because we are currently facing a global crisis on many levels (medical and health related, environmental, economic, social), we need to rethink fashion in a way that favors cooperation, circular economy, innovation, sustainable solutions, social justice and fairness. A system based on transparency, sense of community and genuine respect is the only way to create a solid change. If we can make substantial changes in such a big industry like fashion, we can change anything.

La Fashion Revolution Week 2020 è giunta al termine, ma il movimento della Fashion Revolution di certo non si ferma. È giunto il momento di fare un passo avanti e cercare di impegnarsi il più possibile nell’attuazione di cambiamenti a lungo termine.
Personalmente mi sento molto rinvigorita da tutta la passione e l’energia che ho visto attorno alla Fashion Revolution Week sui social media in quest’ultima settimana. Mi fa davvero sperare in un’industria della moda migliore, più trasparente e più orientata all’etica. Vedere così tante persone coinvolte mi ha dato ancora più voglia di imparare da, condividere e connettermi con, ispirarmi e lasciarmi ispirare da tutti i piccoli e grandi sostenitori della slow fashion di cui si sta riempiendo il mondo. Credo fermamente che ci sia spazio per grande miglioramento e cambiamento in futuro. Soprattutto considerando che ora ci troviamo di fronte ad un momento storico particolare affrontando una pandemia, la situazione è profondamente cambiata e continuerà a cambiare molto, perciò dobbiamo agire in modo intelligente. Non si può tornare alla normalità perché non c’era normalità nemmeno prima che la pandemia scoppiasse: dalla crisi climatica al consumismo di massa, all’inquinamento da plastica, allo spreco alimentare, alla cultura dell’usa e getta di cui siamo diventati schiavi, all’emarginazione di alcune categorie di persone, alla moda che è una delle industrie più inquinanti del mondo. Niente di ciò che era prima di Covid-19 era normale, secondo me. Ed anche perché attualmente stiamo affrontando una crisi globale a molti livelli (sanitario, ambientale, economico, sociale),
dobbiamo ripensare la moda in modo da favorire cooperazione, economia circolare, innovazione, soluzioni sostenibili, giustizia sociale ed equità. Un sistema basato su trasparenza, senso di comunità e rispetto anziché solo ed esclusivamente sui profitti è l’unico modo per creare un cambiamento solido. Se possiamo attuare cambiamenti sostanziali in un grande settore come quello della moda, possiamo cambiare tutto.

So which actions can we take right now to change the future of fashion and join Fashion Revolution every day?

If we want to change the fashion game for the better, we can definitely do a lot starting right now, regardless if we just started caring more about conscious wardrobe choices or we’ve been on this journey for years. As Dana Thomas points out in her book “Fashionopolis“, since social media started taking over our lives, fashion has made a significant change: we no longer have to rely just on fashion shows and fashion magazines to learn which ones are the new trends. Being able to see everything online and immediately, consumers are the ones in control now, deciding which ones are going to be the next trends and which ones won’t. Therefore, consumers have the power to decide what they want. By boycotting specific brands, buying specific products and leaving others behind, sharing on social media their purchases and their values, we, customers and consumers, can send messages to companies and decide the future of fashion. Here’s how.

QUINDI COSA POSSIAMO FARE DI CONCRETO PER CAMBIARE IL FUTURO DELLA MODA E CREARE OGNI GIORNO UNA FASHION REVOLUTION? Se vogliamo cambiare in meglio il futuro della moda, possiamo sicuramente fare molto a partire da ora, non importa se abbiamo appena iniziato a preoccuparci di più di scelte più consapevoli o se siamo in questo percorso da anni. Come sottolinea Dana Thomas nel suo libro “Fashionopolis“, da quando i social media hanno preso il sopravvento sulle nostre vite, la moda ha fatto un cambiamento significativo: non dobbiamo più affidarci solo alle sfilate ed alle riviste di moda per capire quali sono le nuove tendenze. Potendo vedere tutto quanto online e subito, ora sono i consumatori ad avere il controllo, decidendo quali saranno le prossime tendenze e quali no. I consumatori hanno quindi il potere di decidere cosa vogliono. Boicottando certi marchi, acquistando certi prodotti ed evitandone altri, condividendo sui social media i propri acquisti e valori, noi , clienti e consumatori, possiamo mandare un messaggio e decidere il futuro della moda. Ecco come.

1. Be fully aware of what you own.

Assessing how many clothes we own and which kinds is key. If we want to be more sustainably oriented when it comes to our wardrobe choices, we need to start from a place of complete awareness of what we own exactly, when we’ve bought it, how much we’ve worn it and if we’ve got dupes or similars we can do without. During a webinar I’ve participated to this week, organized by Global Shapers , I’ve found out about a cool tool called Closet Mass Index (created by Dirty Laundry Collective, a student collective of the Amsterdam Fashion Institute), which can help you during this assessment process.
AVERE UN’IDEA PRECISA DI QUANTI E QUALI VESTITI POSSEDIAMO. Se vogliamo essere più sostenibili nelle nostre scelte di guardaroba, dobbiamo partire dalla completa consapevolezza di ciò che possediamo esattamente, quando l’abbiamo comprato, quanto l’abbiamo indossato e se abbiamo dei duplicati o simili di cui possiamo fare a meno. Durante un webinar a cui ho partecipato questa settimana, organizzato da Global Shapers, ho scoperto uno strumento molto interessante chiamato Closet Mass Index (creato da Dirty Laundry Collective, un collettivo di studenti dell’Amsterdam Fashion Institute), che può aiutarvi durante questo processo di valutazione.

2. Buy less.

“Buy less, choose well, make it last”. This famous quote by Vivienne Westwood is the core point of a sustainable approach to fashion (or pretty much anything else, if you ask me). Focusing on using what we have already and buying less is a fantastic way to lower our fashion footprint and be more mindful about our clothing consumption. Do we really need to have 20 pairs of jeans, 10 different handbags, 30 pairs of shoes? Always chasing new trends? Regardless of where you decide to shop at and which one your budget is, choose to buy less, to be mindful about your purchases and your clothing consumption.
ACQUISTARE MENO. “Compra meno, scegli bene, fallo durare”. Questa famosa citazione di Vivienne Westwood è il punto focale di un approccio più sostenibile alla moda (ed a qualsiasi altra cosa, secondo me). Concentrarsi maggiormente su ciò che abbiamo già e comprare di meno è un modo fantastico per abbassare la nostra impronta ed essere più attenti al nostro consumo di abbigliamento. Abbiamo davvero bisogno di avere 20 paia di jeans, 10 borse diverse, 30 paia di scarpe? Di essere sempre alla ricerca di nuove tendenze? Indipendentemente da dove decidiate di fare acquisti e da quale sia il vostro budget, scegliete di acquistare meno e di essere più attenti al vostro consumo in fatto di abbigliamento.

3. Choose well.

Regardless of where you shop from, choose garments and fabrics that are good quality and will last. Read labels (more on that on the next point), look at the overall quality of the garment, the stitching… when buying something, you wanna make sure it’s something that will last and not something that you will have to throw away in just a couple of months. If you can, support companies that are trying to make a difference by producing good quality garments, that pay their workers fairly and are involved in making their supply and production chains sustainable. If you need any help when shopping, you can use the free app Good On You, which will give you an overall overview on the brand’s transparency.
SCEGLIERE BENE QUELLO CHE COMPRIAMO. Indipendentemente dal negozio in cui fate acquisti, scegliete capi e tessuti che siano di buona qualità e che durino nel tempo. Leggete le etichette (vedi punto successivo), guardate la qualità complessiva del capo, le cuciture… quando comprate qualcosa, volete essere sicuri che sia qualcosa che duri nel tempo e non qualcosa che dovrete buttare via in un paio di mesi. Se potete, sostenete le aziende che cercano di fare la differenza producendo capi di buona qualità, che pagano i loro lavoratori in modo equo e che sono coinvolte nel rendere sostenibili le loro catene di fornitura e produzione. Se avete bisogno di aiuto durante gli acquisti, potete utilizzare l’applicazione gratuita Good On You, che vi darà una panoramica generale sulla trasparenza del marchio.

4. Read tags and labels.

When buying new or second hand, make sure to read labels. Be aware of the type of garment you’re purchasing, where it was made and which types of fabric it’s made of. Also, keep in mind that labels don’t always necessarily give complete information: for example, if a garment production has been offshored but the final step of the production has been made in Italy, the labels might still say “made in Italy”. A company might still write on labels 100% cotton even if a garment is not entirely made of cotton. And what about the dyes used? Make a habit out of reading labels of the garments you buy and, when in doubt, ask companies to be transparent about what’s in your clothes.
LEGGERE LE ETICHETTE. Quando acquistate qualcosa, nuovo o di seconda mano, assicuratevi di leggere le etichette. Siate consapevoli del tipo di capo che state acquistando, dove è stato realizzato e di che tessuto è fatto. Inoltre, tenete presente che le etichette non sempre forniscono informazioni complete: ad esempio, se una produzione di un capo è stata dislocata all’estero ma la fase finale è stata fatta in Italia, le etichette potrebbero comunque dire “made in Italy”. Un’azienda potrebbe comunque scrivere sulle etichette 100% cotone anche se un capo non è interamente realizzato in cotone. E cosa sappiamo sui coloranti utilizzati? Prendete l’abitudine di leggere le etichette e, in caso di dubbio, chiedete alle aziende di essere trasparenti su quello che c’è nei capi che acquistate.

5. Beware of greenwashing

Greenwashing is a marketing move that many brands adopt to look like they are more sustainable when they’re actually not. They use fancy words like “sustainable”, “conscious”, “green” etc. when the only green thing they’ve used is maybe the font they’ve used for the campaign ad. One of the clearest examples of greenwashing is the “H&M Conscious” collection by H&M. They claim they use organic cotton, sprinkle some nice words here and there and take the ad pictures in flower fields, but at a closer look, we know NOTHING about the supply and production chain. Moreover, you can clearly see that the prices cannot possibly match a sustainable production chain, including fair wages for those who made them. (a t-shirt from their Conscious collection still costs 9,99€).
How can you recognize greenwashing?

  • check the brand’s website thoroughly. Read their story, search for information about suppliers, about production chains, environmental commitment, working conditions. Websites that have generic informations generally provide those information “because they have to” (even Primark has a “sustainability” section on its website….). If a brand has nothing to hide and has complete awareness of how its clothes are made and whom makes them, it will be fully transparent and will be able to answer to any question you might ask them.
  • search on the web for articles about that specific brand and see what pops out of the world wide web
  • trust is good, not to trust is better. If all of a sudden a brand, which has always been on the “bad side” of fashion, starts making campaign focused on eco friendly materials and sustainability, there might be something wrong with it. Research is key.
  • search the brand on the Good on You app
  • look for related content online (for example Kristen Leo has great videos on her Youtube channel about greenwashing and fast fashion. More resources listed below at the end of the post)

ATTENZIONE AL GREENWASHING. Il greenwashing è una mossa di marketing che molti marchi adottano per sembrare più sostenibili quando in realtà non lo sono. Usano parole carine come “sostenibile”, “consapevole”, “verde” ecc. quando l’unica cosa verde che hanno usato è forse il font che hanno usato per la campagna pubblicitaria. Uno degli esempi più chiari di lampanti è la collezione “H&M Conscious” di H&M. Dichiarano di usare il cotone biologico, cospargono qua e là qualche bella parola e scattano le foto pubblicitari in prati fioriti, ma ad un’occhiata più attenta, non sappiamo nulla della catena di fornitura e produzione. Inoltre, si vede chiaramente che i prezzi di questi capi non possono assolutamente corrispondere ad una produzione sostenibile, compresi salari equi per chi li ha realizzati. (una t-shirt della loro collezione Conscious costa comunque solo 9,99€).
Quindi come si può riconoscere il greenwashing?

  • controllate accuratamente il sito web del marchio. Leggete la loro storia, cercate informazioni sui fornitori, sulle catene di produzione, sull’impegno ambientale, sulle condizioni di lavoro. I siti web che hanno informazioni generiche in genere forniscono queste informazioni “perché devono” (anche Primark ha una sezione “sostenibilità” sul suo sito web…..). Se un marchio non ha nulla da nascondere e ha una completa consapevolezza di come sono fatti i suoi capi e chi li produce, sarà completamente trasparente e sarà in grado di rispondere ad ogni vostra domanda.
  • cercare sul web articoli su quella specifica marca e vedere cosa salta fuori
  • Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Se all’improvviso un marchio, da sempre dal lato “peggiore” del settore moda, inizia a fare campagne incentrate su materiali eco-compatibili e sostenibilità, potrebbe esserci qualcosa di sbagliato. Fate sempre le vostre dovute ricerche.
  • cercate il marchio sull’app Good on You
  • cercate contenuti correlati online (per esempio Kristen Leo ha dei fantastici video sul suo canale Youtube sul greenwashing e sul fast fashion. Altre risorse sono indicate alla fine di questo post)

6. Give value to the pre-owned.

Someone’s “trash” can become someone else’s treasure. It doesn’t matter if it’s luxury vintage fashion, a charity shop find, grandma’s wardrobe, a friend’s hand me down: deciding to give a new life to a pre-owned garment or accessory is the most sustainable form of introducing new items in your wardrobe.
DARE VALORE ALL’USATO. Lo “scarto” di qualcuno può diventare il tesoro di qualcun altro. Non importa se si tratta di moda vintage di lusso, di qualcosa trovato al negozio di beneficenza, del guardaroba della nonna, del capo dismesso di un amico: decidere di dare nuova vita a capi od accessori usati è la forma più sostenibile di acquisto.

7. Search for locally made items

There are so many small businesses and local artisans that deserve more love and attention. When you can, support your local economy and give value to something that was handcrafted with love and care.
CERCARE E SOSTENERE I BRAND LOCALI E L’ARTIGIANATO. Ci sono tanti piccoli marchi ed artigiani locali che meritano più attenzione. Quando vi è possibile, sostenete la vostra economia locale e date valore a qualcosa che è stato fatto a mano con amore e cura.

a detail of the atelier of the Berlin based brand Dzaino

8. Make it last.

Take good care of your clothes: repair, fix, alter, upcycle. Wash less. Wash with delicate detergents at low temperatures. Air dry.
FATELI DURARE. Prendetevi cura dei vostri vestiti: riparate, ricucite, fate modifiche sartoriali se necessario, trasformateli in qualcosa di nuovo. Lavate meno. Lavate con detergenti delicati ed a basse temperature. Fate asciugare all’aria.

9. Take action.

The Fashion Revolution movement is not just for bloggers or fashion brands, is for EVERYONE! The aim of it is to educate and inspire as many people as possible, so every action, even small, is needed to carry that message and therefore create solid and long term changes. Keep asking brands #whomademyclothes , ask for more information and for more transparency, demand for those changes you want. Make research by watching documentaries, reading articles or blogs, following on social media people whose focus is ethical sustainability and eco fashion. Share what you’ve learnt and which ones your values are. Let’s remember that brands offer what consumers demand for, so the more we keep asking for changes, the more brands will have to meet our needs and values. We cannot expect changes if we don’t make something, anything, about it.
AGIRE ED INFORMARSI. Il movimento della Fashion Revolution non è solo per blogger o marche di moda, è per TUTTI! Il suo scopo è quello di educare ed ispirare il maggior numero di persone possibile, quindi ogni azione, anche piccola, è necessaria per veicolare questo messaggio e quindi creare cambiamenti solidi. Continuate a chiedere alle marche #whomademyclothes , chiedete più informazioni e più trasparenza, domandate quei cambiamenti che vorreste vedere. Fate le vostre ricerche ed informatevi guardando documentari, leggendo articoli o blog, seguendo sui social media persone che si occupano di etico-sostenibilità e di moda eco. Condividete ciò che imparate e quali sono i vostri valori. Ricordiamoci che i marchi offrono ciò che i consumatori chiedono, quindi più noi continuiamo a chiedere cambiamenti, più i marchi dovranno soddisfare le nostre esigenze e rispettare i nostri valori. Non possiamo aspettarci cambiamenti se non facciamo qualcosa, qualunque cosa, per ottenerli.

 

I hope this guide will help you to become or be a better Fashion Revolutionary. Please share it so the important message that the Fashion Revolution Week is trying to spread will reach as many people as possible. Fashion shouldn’t kill our planet or people making those garments: let’s wear our values.
Spero che questa guida vi aiuti a diventare dei Fashion Revolutionary o a migliorarvi nel vostro percorso. Vi prego di condividere questo articolo cosicché l’importante messaggio che la Fashion Revolution Week sta cercando di diffondere raggiunga il maggior numero di persone possibile. La moda non dovrebbe costare la vita al nostro Pianeta o alle persone che le producono: indossiamo ciò in cui crediamo.

 

Useful resources / risorse utili:
Fashion Revolution
FR Annual Transparency Index
sign the #payup petition
The True Cost (documentary)
Good On You
My Green Closet
Kristen Leo
Venetia LaManna

Camilla Mendini (Carotilla)
for the cities of Berlin, Munich and Hamburg (Germany): Green Fashion Tours (you can read the interview with the co-founder Arianna here)

 

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2 Comments

  1. Vicky
    April 27, 2020 / 09:48

    Another great article thanks very much. I’m just looking into this at the moment as I’ve spent the last six months decluttering (home, wardrobe, life, you name it, I’ve cleared it). Although I’m not allowed to buy at the moment (I wont let myself as I don’t need anything), I will towards end of year need a couple of items for winter weather, so I’m doing research now for companies to potentially buy from. Being in the UK, I want to buy ‘Made in UK’ and support our workers and economy. Theres some other good ideas in your post too, to think about. So thank you. Stay safe, Vic x

    • May 6, 2020 / 06:59

      Thank you Vicky for reading this article and liking it. Kudos for decluttering your whole life over the past six months and for choosing to support more the “made in UK” brands, local businesses now need out support very much! I hope your journey to a simple, more conscious wardrobe goes well! Take care, Jenny

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