To heal and to be reborn.

(ENG/ITA) Over the past couple of months I have felt as strange as ever. As if the life I’m living almost doesn’t belong to me. As if I was a spectator of someone else’s life, interdicted in the incredulity of someone who finds it hard to recognize themselves. As if the changes faced and underway were so absurd that they did not seem mine. As if the surreal had taken possession of reality and I had been forcefully catapulted into it with the obligation to move, no matter how or in what direction, but to move. As if.
Yet I began to reclaim my space, my needs, my feelings, my ways. To reclaim myself. I expected to fall into emotional numbness, to shut myself off as I often, too often, have done in the past, to once again let things magically decide for me. To let my 452735738235 anxieties, fears and insecurities take control again so that I would end up being nothing more than a passive presence.

I have been feeling like I’m looking down on myself from above at certain times of the day, while working, meeting people, doing normal everyday things. And I smile at myself. Because, somehow, this time, I don’t allow myself to get crushed by creeping anxiety and creeping depression. This time I keep myself busy in an attempt not to think and, to my surprise, I don’t feel exhausted and overwhelmed but active, awake, participating in my days, even the ordinary home-work-home ones. I absorb the world around me and enjoy it to the fullest. This time I win, I want to win. I let myself get caught up in the flow of things. Some days I’m ready to jump in, some days I’m not. But I’m moving through it.

Staying still, terrified while staring into space, was my biggest fear of this 2.0 life of mine. I feared that I would fall back into it. In that existential numbness in which taking a single step in any direction seemed an insurmountable obstacle. In which finding the strength to get out of bed and go to work seemed like the feat of the year. Where it feels like crying and you don’t even know why or maybe you do and it feels like shit anyway. The fact that I smile at myself now does not mean that such dark days will never happen again. When you’ve experienced them you fear they might come back, always. But when they aren’t there the world around simply seems more beautiful.

To the question “how are you?” I still don’t know how to answer. Because by now I’m so used to saying “fine, just a little tired” when things are going badly that it almost seems fake to say “fine” when things are going not necessarily fine but better. The truth is that I’m here. And I’m still standing. And part of me almost feels guilty about “being fine.” Sometimes. But then I come to my senses and think that living in pain and fear shouldn’t belong to anyone, least of all me. Because good things happen to good people, as I often say to a dear friend who lives far away. Hard for me to apply this principle to myself, but I’m trying to convince myself of it. I’m afraid of mistakes, I’m afraid of getting hurt, a lot. But I can only let myself be carried away by what life has in store for me, move alongside it and simply live.

To see yourself and your wounds fully healed takes time. And when it comes to time, everyone has their own. There are no magic cures that make us immune to the pain and trauma of life or a set number of days past which we will miraculously feel better. We can only surround ourselves with what makes us feel good and let those good things weigh more than what hurts us. It’s the only way to stay strong on our feet. Because when you’ve seen dark days you just know you don’t want to see more of them. Which you know that will come anyway, regardless of your will. That’s why when the sun shines after the pouring rain we feel like the world is smiling to us a little more.

No one can ever know what’s waiting for us around the corner in life. Anything can happen at any time. Thinking about the future and the unknown ahead can be incredibly scary. But how beautiful is it when the present finds some ways to smile at us and we choose to smile back?

Durante gli ultimi due mesi mi sono sentita strana come non mai. Come se la vita che sto vivendo quasi non mi appartenesse. Come se io fossi spettatrice della vita di qualcun altro, interdetta nell’incredulità di chi stenta a riconoscersi. Come se i cambiamenti affrontati ed in corso fossero così assurdi da non sembrarmi miei. Come se il surreale si fosse impossessato del reale ed io ci fossi stata catapultata dentro con forza con l’obbligo di dovermi muovere, non importa come o in quale direzione, ma muovere. Come se.
Eppure ho iniziato a riappropriarmi dei miei spazi, dei miei bisogni, dei miei sentimenti, dei miei modi. Di riappropriarmi di me stessa. Mi aspettavo di cadere nel torpore emozionale, di chiudermi in me stessa come spesso, troppo spesso, ho fatto in passato, di lasciare ancora una volta che le cose decidessero magicamente al posto mio. Di lasciare che le mie 452735738235 ansie paure ed insicurezze prendessero di nuovo il controllo ed io finissi per essere niente più che una passiva presenza.

A volte mi sembra di guardare me stessa dall’alto in alcuni momenti della giornata, mentre lavoro, incontro persone, faccio cose normali di ogni giorno. E sorrido a me stessa. Perché, in qualche modo, stavolta non mi faccio schiacciare dall’ansia travolgente e dalla depressione cattiva ed insidiosa. Stavolta mi tengo occupata nel tentativo di non pensare e, con mia grande sorpresa, non mi sento esausta o sopraffatta ma attiva, sveglia, partecipe delle mie giornate, anche quelle ordinarie casa-lavoro-casa. Assorbo il mondo intorno a me e me lo godo appieno. Stavolta vinco io, voglio vincere io. Mi lascio prendere dal flow delle cose. Certe volte sono pronta a buttarmici, certe altre meno. Ma mi sto muovendo.

Il rimanere fissa, terrorizzata a fissare il vuoto, era la mia paura più grande di questa mia vita 2.0. Temevo che ci sarei caduta di nuovo. In quel torpore esistenziale in cui fare un solo passo in qualunque direzione sembrava un’ostacolo insormontabile. In cui trovare la forza di alzarsi dal letto ed andare al lavoro sembrava l’impresa dell’anno. In cui viene da piangere e non si sa nemmeno il perché o magari lo si sa e ci sente una merda comunque. Il fatto che io ora sorrida a me stessa non significa che giornate così buie non ci saranno mai piú. Quando le si è provate si teme che possano tornare, sempre. Ma quando non ci sono il mondo intorno sembra ancora più bello.

Alla domanda “come stai?” non so ancora come rispondere. Perché ormai sono talmente abituata a dire “bene, solo un po’ stanca” quando le cose vanno male che sembra quasi finto dire “bene” quando le cose vanno non dico bene ma meglio. Sto. Sono ancora in piedi. E una parte di me quasi si sente in colpa di “stare bene”. A volte. Poi peró rinsavisco e penso che vivere nel dolore e nella paura non dovrebbe appartenere a nessuno, tantomeno a me. Perchè le cose belle capitano alle persone belle, come spesso dico ad una cara amica che vive lontano. Difficile per me applicare questo principio a me stessa, ma ci sto provando. A convincermene, dico. Ho paura degli sbagli, ho paura di soffrire, tanto. Ma posso solo lasciarmi trasportare da ciò che la vita ha in serbo per me, muovermi al suo fianco e semplicemente vivere.

Per guarire e lasciare che ferite profonde si rinchiudano ci vuole tempo. E quando si tratta di tempo, ognuno ha il suo. Non ci sono cure magiche che ci rendono immuni al dolore ed ai traumi della vita o un determinato numero di giorni passati i quali noi staremo miracolosamente meglio. Possiamo solo circondarci di ciò che ci fa stare bene e lasciare che queste abbiano più peso di ciò che ci fa male. E’ l’unico modo per restare in piedi. Perché quando si sono visti giorni bui si sa solo che non se ne vogliono vedere altri. Che poi si sa che questi arriveranno comunque, independentemente dal nostro volere. Ecco perché quando il sole splende dopo la pioggia battente ci sembra che il mondo ci sorrida un po’ di piú.

Nessuno può mai sapere cosa c’è dietro l’angolo quando si tratta della vita. Ogni cosa può accadere in qualsiasi momento. E pensare al futuro ed al suo ignoto può fare davvero tanta paura. Però quanto é bello quando il presente trova il modo di sorriderci e noi scegliamo di sorridergli a nostra volta?

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