Ask me if I’m happy. / Chiedetemi se sono felice.

(ENG/ITA) I think it’s time to give this blog some space again. I feel like this project is dying and I’m sorry. I’m the one who let it die. For someone who says she loves to devote herself to writing, I’m not exactly showing it. At least not here.

I’m sitting on the couch and I just ate two slices of bread with jam. I got the bread at the grocery store last week. I realized it was expiring that day but it didn’t have any discount sticker on it. I was afraid they were going to throw it away if they didn’t notice in time (if a product is already expired it CANNOT be sold). So I sought out a salesperson and pointed it out to her. She checked all the packages of that bread and put the 50% stickers on them. The ones that warn that a product is discounted because it’s expiring. I was glad I did it. Sometimes it takes little to be happy.

Other things that have made me happy lately.

Creative Writing. I started a beginners’ class last September. I continued with an advanced class in January. I am improving a lot. I notice it, my classmates notice it, and my teacher notices it. Sometimes it takes little to be happy.
I’m struggling with trying to write a text for a call for a literary magazine. Who knows if I can do it, the deadline is April 14th. I’ve never been too good at organizing my life.

The sun is showing up in Berlin these days. Often. Sometimes it takes little to be happy.

I still watch The Office from time to time. It’s my way of unplugging when I’m tired at night. It makes me smile, keeps me company. I’m currently at season 8. And I already know that when it’s over I’ll be sorry, like when you say goodbye to friends that are leaving forever. And maybe I’ll need to start over right away. Sometimes it takes little to be happy.

For the first time in over two years, I’m making travel plans. And not the “I’m going to book a flight to visit my parents” kind. But really travel plans, the “let’s go see a new place” kind. I’m thirsty for new places, for backpacks and miles to go, for shared and solo experiences. Sometimes it takes little to be happy.

There are special people in my life that I am more grateful for lately than ever before. Friends with capital F. The ones I know I can tell anything to. That will never judge me. And who will be there for me, always. Sometimes it takes little to be happy.

I guess this is my attempt to resume taking care of this blog. I have put a lot of care into it over the years. Unfortunately, a pandemic and the problems of adult life got in the way and I was unable to respond in any other way than by distancing myself. Because you can’t pour anything out of an empty cup.

Some days I feel like a kids’ playroom. Full of toys on the floor, scattered all over and no one there picking them up. Abandoned to its scatteredness until someone tidies it all up. Sometimes it’s hard for me to be that person who tidies everything up. Sometimes it’s hard for me to get the playroom back to a clean and tidy state.

I’m proud of myself when I can keep up with things. Unfortunately, I also acknowledge my limitations and I know that I am significantly less high-functioning than other people. There are days when I barely have the focus and energy to go to work and grocery shop. Part of me will always continue to punish myself for things not done, for goals not met, for missed deadlines, for constantly trudging behind to-do lists. But accepting yourself and doing your best every day is still a great accomplishment.

Sometimes it takes little to be happy.

Penso che sia arrivato il momento di ridare spazio a questo blog. Sento che questo progetto sta morendo e mi dispiace. Sono io che l’ho lasciato morire. Per essere una che dice di amare dedicarsi alla scrittura, non lo sto esattamente dimostrando. Almeno non qui.

Sono seduta sul divano e ho appena mangiato due fette di pane con la marmellata. Il pane l’ho preso al supermercato la scorsa settimana. Mi sono accorta che scadeva quel giorno ma non aveva nessun bollino sopra. Avevo paura che l’avrebbero gettato via se non se ne fossero accorti per tempo (se un prodotto è già scaduto NON può essere venduto). Quindi ho cercato una commessa e gliel’ho fatto notare. Lei ha controllato tutte le confezioni di quel pane e ci ha messo i bollini al 50% sopra. Quelli che avvisano che un prodotto è scontato perché è in scadenza. Sono stata contenta di averlo fatto. A volte basta poco per essere felici.

Altre cose che mi hanno reso felice ultimamente.

La scrittura creativa. Ho cominciato un corso base lo scorso settembre. Ho proseguito con un corso avanzato a gennaio. Sto migliorando molto. Lo noto io, lo notano compagn* di corso e lo nota il mio insegnante. A volte basta poco per essere felici.
Mi sto arrovellando per cercare di scrivere un testo per una call di una rivista letteraria. Chissà se ci riesco, il termine è il 14 aprile. Non sono mai stata troppo brava ad organizzarmi la vita.

A Berlino si sta facendo vedere il sole in questi giorni. Spesso. A volte basta davvero poco per essere felici.

Ogni tanto continuo a guardare The Office. E’ il mio modo di staccare la spina quando sono stanca la sera. Mi fa sorridere, mi tiene compagnia. Sono arrivata all’ottava stagione. E so già che quando sarà finito mi dispiacerà, come se degli amici partissero per sempre. E forse avrò bisogno di ricominciare da capo. A volte basta poco per essere felici.

Per la prima volta dopo oltre due anni, sto facendo piani di viaggio. E non di “prenoto il volo per andare a trovare i miei”. Ma proprio piani di viaggio, di quelli “andiamo a vedere un posto nuovo”. Ho sete di luoghi nuovi, di zaini in spalla e chilometri da percorrere, di esperienze condivise e in solitaria. A volte basta poco per essere felici.

Ci sono persone speciali nella mia vita per cui ultimamente sono più grata che mai. Di quelle a cui so che posso dire tutto. Amici con la A maiuscola. Che non mi giudicheranno mai. E che saranno lì per me, sempre. A volte basta poco per essere felici.

Credo che questo sia il mio tentativo di riprendere a curare questo blog. Ho faticato molto per curarlo in questi anni. Purtroppo una pandemia e i problemi della vita da adulti si sono messi di mezzo e io non ho saputo reagire in altro modo se non distanziandomi. Perché non si può versare nulla da un contenitore vuoto.

Certe volte mi sento come una stanza dei giochi de* bambin*. Piena di giocattoli sul pavimento, buttati lì alla rinfusa e nessuno che li raccoglie. Lasciata un po’ a sé stessa, finché qualcun* non va a riordinare tutto. A volte per me è difficile essere quella persona che riordina tutto. A volte per me è difficile riportare la stanza dei giochi ad uno stato pulito ed ordinato.

Sono orgogliosa di me quando riesco a stare dietro alle cose. Purtroppo riconosco anche i miei limiti e so di essere nettamente meno high-functioning di altre persone. Ci sono giorni in cui ho a malapena la concentrazione e l’energia necessaria per andare a lavorare e fare la spesa. Una parte di me continuerà sempre a punirsi per le cose non fatte, per gli obiettivi non raggiunti, per le deadline mancate, per l’arrancare costante dietro alle liste di cose da fare. Ma accettarsi e fare del proprio meglio ogni giorno è comunque un gran risultato.

A volte basta poco per essere felici.

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